Intervista a Chiara e Fulvio: dal "girato" alla pagina, i segreti del Killer delle Cinquanta Lire
Dall’altra parte e Il Killer delle Cinquanta Lire, rispettivamente raccolta di racconti e nuovo romanzo, hanno dei fili rossi che li legano, a cominciare fin dal primo racconto, La Sorte dell’Assassino. Il primo ha fatto da apripista al secondo?
F: In questo caso il racconto ha fatto da apripista al romanzo. L’idea di un assassino che uccide o risparmia le sue vittime “a caso” ci piaceva, così abbiamo pensato che avrebbe potuto essere esplorata in modo più ampio in un romanzo. Magari affiancando al dramma dell’assassino anche il dramma dell’investigatore che gli dà la caccia.
C: Sì. L’idea ci sembrava interessante, e la forma del racconto non permetteva di approfondirla a dovere.
Tuttavia ci sono anche altri fili rossi che legano le due opere, a cominciare da alcuni nomi dei protagonisti e altri riferimenti. Avete pensato di realizzare dunque una specie di spin-off?
F: In senso squisitamente tecnico no (perché nel racconto la vicenda del nostro folle assassino si conclude), però in senso lato direi di sì. Lo stesso assassino del racconto, questa volta nell’universo parallelo del romanzo, si ripresenta con tutta la sua follia, la sua disperazione e la sua sete di vendetta.
C: Pensando alla raccolta Dall’altra parte nel suo insieme, è vero che ci sono degli elementi che tornano spesso. Come dicevi tu, i nomi dei protagonisti, il fatto che molti abbiano a che fare con la scrittura, la stessa Torino. In realtà, i vari racconti sono stati scritti in tempi diversi, anche molto lontani; uno credo risalga a una ventina di anni fa. Poi ci siamo resi conto che tutti hanno in comune una stessa ispirazione. Di qui l’idea della raccolta e del titolo.
In entrambi i casi si ha una visione molto cinematografica ma anche teatrale, soprattutto nel romanzo. Sono il Cinema e il Teatro i vostri grandi amori? Quest'ultimo, tra l'altro, è stato anche protagonista di un vostro precedente romanzo...
F: Effettivamente sì, hai proprio ragione e sono contento che te ne sia accorta. Per quanto mi riguarda, quando scrivo, un pochino mi sembra di girare le scene. Forse è un po’ così anche per Chiara (ma adesso lei confermerà o smentirà), tanto che a volte, scherzando, quando uno dice all’altra di rileggere quanto ha appena scritto dice: «Controlla un po’ il girato!» E poi il teatro, certamente, lo adoro. In quale altro posto finzione e realtà si confondono come sul palcoscenico di un teatro? È proprio questo il tema portante di Sceneggiatura per un Delitto, più importante persino del delitto e delle indagini. Mi piace talmente tanto il teatro che in futuro vorrei cimentarmi nella stesura di qualche sceneggiatura… Beh, vedremo.
C: Sì, anche per me scrivere significa costruire una scena. Sarà che ho un modo di pensare “visivo”, per immagini. Amo il cinema, inteso come arte ma anche come luogo: il film sul grande schermo, il buio della sala, il suono e le immagini che ti avvolgono. E ancora di più il teatro, dove attori e spettatori si immergono in una realtà altra, lasciandosi coinvolgere dalla finzione per vivere però delle emozioni vere.
Ci avete abituato alla lettura di romanzi gialli con protagonisti investigatori appassionati ma non per forza di mestiere; qui, invece, sono professionisti. È stato più facile entrare a questo giro nella loro psiche o, al contrario, più complesso?
F: Personalmente devo dire che ho trovato più difficile rendere credibile il personaggio di Borgo rispetto a Sandro e Vittorio. Però non tanto per il fatto che Borgo faccia l’investigatore di mestiere, ma per la necessità di creare un personaggio con una maggior profondità psicologica rispetto a Sandro e Vittorio, che rimangono più a livello di stereotipi o maschere (e ci risiamo con il teatro!).
C: Vero. Infatti gli investigatori letterari si muovono in un mondo che è comunque di fantasia e, purché le loro azioni siano credibili, non pretendiamo che seguano le procedure reali. Quindi la difficoltà non è stata tanto avere a che fare con un professionista, ma avere a che fare con un personaggio più complesso rispetto ai precedenti.
In precedenza ci avete emozionato con una trilogia, state pensando a un seguito de Il Killer delle Cinquanta Lire? E a un terzo capitolo? Potete dirci qualcosina al riguardo?
F: Ti avevamo anticipato parlandone con vaghezza che stiamo preparando un seguito, però adesso tu ci inchiodi con una domanda diretta e allora serve una risposta diretta. Ci sarà un seguito, e ti possiamo dire che la meravigliosa Flora diventerà l’aiutante di Borgo. Niente storie d’amore però: Borgo rimane Borgo, cupo e disilluso. Anche qui l’idea è di farne una trilogia, ma vedremo.
C: E se trilogia sarà e non cambieremo idea, potrebbe esserci una sorpresa! Non aggiungiamo altro.


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