Beatrice Leotta: “Dietro ogni grande immagine c’è una storia da raccontare”


Beatrice Leotta: “Dietro ogni grande immagine c’è una storia da raccontare”

Dopo le esperienze nei docufilm L’Abito e l’Anima – Il filo invisibile, Bu Bu Set e il recente Luxury Frames, Beatrice Leotta continua a costruire il proprio percorso nel cinema come hair stylist e make-up artist, distinguendosi per sensibilità, tecnica e attenzione ai dettagli. L’abbiamo incontrata per parlare del suo lavoro, dell’esperienza vissuta durante il Marateale – Premio Internazionale Basilicata e delle persone con cui ha condiviso questo percorso.
Beatrice, il tuo percorso nel cinema continua a crescere. Cosa rappresenta oggi per te questo lavoro? Per me significa raccontare emozioni attraverso l’immagine. Trucco e capelli non sono semplicemente elementi estetici: aiutano gli attori a entrare nel personaggio e contribuiscono a dare credibilità a una storia. Ogni produzione mi insegna qualcosa di nuovo e mi permette di crescere professionalmente.
In “Luxury Frames” hai lavorato durante il Marateale – Premio Internazionale Basilicata. Che esperienza è stata? È stata un’esperienza intensa e molto stimolante. Il Marateale è un luogo in cui si incontrano artisti, produttori, registi e professionisti del settore. Respirare quell’atmosfera e lavorare in un contesto così prestigioso è stato davvero emozionante.
Nel docufilm uno dei protagonisti è Reyson Grumelli, narratore e intervistatore insieme a Giulia Ragazzini. Com’è stato lavorare con lui? Reyson ha una presenza molto naturale davanti alla telecamera. Riesce a mettere gli ospiti a proprio agio e questo rende ogni intervista spontanea e autentica. È un professionista serio, disponibile e molto attento ai dettagli. Dal punto di vista dell’hair styling e del make-up è stato un piacere valorizzarne l’immagine, mantenendo sempre uno stile elegante e coerente con il racconto del docufilm.
In “Luxury Frames” hai lavorato anche al fianco di Giulia Ragazzini, narratrice e intervistatrice del docufilm insieme a Reyson Grumelli. Com’è stata questa collaborazione? Giulia è una professionista molto preparata e sempre disponibile. Ha una grande eleganza davanti alla telecamera e riesce a creare subito empatia con le persone che intervista. Dal punto di vista del trucco e dell’hair styling è stato un piacere lavorare con lei, perché comprende l’importanza dei dettagli e si affida con grande fiducia al lavoro del reparto. Insieme a Reyson ha formato una coppia molto affiatata, capace di raccontare il festival con naturalezza, sensibilità e professionalità, dando un valore aggiunto a Luxury Frames.
In “Luxury Frames” hai lavorato anche con i registi Monica Bartolucci e Ciro Tomaiuoli. Com’è stato confrontarsi con due sensibilità artistiche diverse? È stata un’esperienza molto stimolante. Monica Bartolucci e Ciro Tomaiuoli hanno due approcci diversi ma perfettamente complementari. Monica segue ogni dettaglio con grande determinazione e ha una visione molto chiara del progetto, mentre Ciro ha una sensibilità cinematografica che riesce a valorizzare ogni scena. Per chi lavora nel reparto hair styling e make-up è fondamentale confrontarsi con una regia che cura ogni particolare, perché ogni scelta contribuisce a raccontare una storia.
Quanto è importante il rapporto con il direttore della fotografia Federico Prosperi? È fondamentale. Federico Prosperi ha un occhio straordinario per la luce e per l’immagine, e questo significa che anche il nostro lavoro deve essere studiato nei minimi dettagli. Trucco, acconciature e fotografia devono dialogare continuamente. Con Federico c’è stato un confronto costante per ottenere un risultato naturale ed elegante, sempre al servizio della narrazione. Quando ogni reparto lavora in sintonia, il risultato finale acquista ancora più valore.
Quanto conta il lavoro di squadra su un set? È fondamentale. Ogni reparto contribuisce al risultato finale e quando c’è collaborazione tra produzione, regia, fotografia, attori e trucco e parrucco, il pubblico percepisce la qualità del lavoro. Luxury Frames mi ha confermato quanto il cinema sia un’opera collettiva, in cui il contributo di ogni professionista è indispensabile.
Hai lavorato con la produttrice Monica Bartolucci. Molti la descrivono come una professionista dal carattere forte, molto esigente, che sul set non fa differenze tra amici, parenti o collaboratori. Cosa ti ha insegnato questa esperienza? Monica Bartolucci è una persona molto determinata e pretende il massimo da tutti, a partire da se stessa. Sul set ho imparato che il cinema richiede disciplina, rispetto dei ruoli e un grande senso di responsabilità. È vero, non esistono favoritismi: chi lavora bene viene apprezzato, ma tutti devono dare il massimo indipendentemente dai rapporti personali. Questo mi ha insegnato a essere ancora più precisa, organizzata e professionale. All’inizio può sembrare un approccio severo, ma poi si capisce che ogni richiesta ha un obiettivo preciso: realizzare un prodotto di qualità. È un’esperienza che mi ha fatto crescere sia dal punto di vista umano che lavorativo.
Al di fuori del set, Monica Bartolucci viene descritta da molti come una persona solare e molto buona di cuore. Tu hai riscontrato queste caratteristiche? Assolutamente sì. Sul set Monica è molto concentrata sul lavoro e pretende professionalità da tutti, ma fuori dal contesto lavorativo è una persona completamente diversa. L’ho conosciuta come una donna disponibile, solare e generosa, sempre pronta ad ascoltare e ad aiutare chi ha voglia di imparare. Credo che la sua forza stia proprio nel saper distinguere il lato professionale da quello umano: quando si lavora mette il progetto al primo posto, mentre nella vita quotidiana sa essere accogliente, ironica e attenta alle persone che le sono accanto. È una qualità che ho apprezzato molto e che mi ha fatto capire quanto tenga davvero alla crescita del suo team.
Se dovessi descrivere Monica Bartolucci con tre parole, quali sceglieresti? Determinazione, passione e umanità. Determinazione perché non si arrende mai davanti alle difficoltà; passione perché vive il cinema ventiquattr’ore su ventiquattro e riesce a trasmettere questo entusiasmo a chi lavora con lei; umanità perché, al di là dell’immagine della produttrice esigente, è una persona che sa tendere una mano, valorizzare i talenti e credere nelle persone, soprattutto nei giovani che desiderano crescere in questo settore.
C’è un momento di “Luxury Frames” che ricordi con particolare emozione? Sicuramente le giornate dedicate alle interviste con i grandi ospiti del Marateale – Premio Internazionale Basilicata. È stato emozionante vedere da vicino personalità del cinema e dello spettacolo come Paolo Ruffini, Gianmarco Tognazzi, Edoardo Costa, il regista Christian Marazziti e tanti altri importanti protagonisti del panorama cinematografico italiano. Vedere Reyson Grumelli e Giulia Ragazzini condurre le interviste con naturalezza e professionalità è stato motivo di grande soddisfazione. Dietro la macchina da presa si respirava un autentico spirito di squadra: regia, fotografia, produzione, trucco e parrucco lavoravano in perfetta sintonia. È in quei momenti che ho capito ancora di più quanto ogni reparto contribuisca alla riuscita di un progetto cinematografico e quanto Luxury Frames sia stato un’esperienza unica, sia dal punto di vista professionale che umano.
Qual è il tuo obiettivo per il futuro? Continuare a crescere nel cinema, collaborando con produzioni sempre più importanti senza perdere la passione con cui ho iniziato. Mi piacerebbe affrontare nuove sfide, lavorare anche su produzioni internazionali e continuare a imparare da professionisti di grande esperienza.
Se dovessi descrivere il tuo lavoro con una sola parola? Emozione. Perché ogni volto che preparo racconta una storia e ogni storia lascia qualcosa anche a me. Il mio obiettivo è continuare a emozionare il pubblico, anche attraverso quei dettagli che spesso non si vedono, ma che fanno la differenza sul grande schermo.


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